La nuova Tatcher
L’epiteto è consentito, visto che tutti la chiamano lady di ferro o squalo. Emma Marcegaglia è la prima donna eletta presidente di Confindustria, un ruolo che è stato da sempre appannaggio maschile. Sulle spalle della signora c’è quindi una responsabilità non indifferente, si trova a rappresentare e gestire un ramo dell’economia del Paese e dover dimostrare di farlo bene, se non meglio di un uomo. Ha ben presente quale sia il suo compito e i rischi dell’ambiente in cui si muove; non ha intenzione di farsi mettere i piedi in testa. Per arrivare dove si trova oggi si è fatta le ossa nell’azienda di famiglia ed è stata in precedenza vice-presidente di Confindustria.
Possiamo prenderla ad esempio per smentire chi pensa che le posizioni delle donne in politica siamo determinate dal genere. Alla faccia della sensibilità e l’attenzione per la natura la Marcegaglia ha auspicato il ritorno del nucleare; contro ogni stereotipo della donna legata alla famiglia e ai problemi dei più deboli ha chiesto il riconoscimento della supremazia del mercato e la fine del conflitto sociale con la sconfitta dei sindacati.
Qualcosa di femminile l’ha portato lei, il richiamo non banale agli affetti familiari della sua infanzia, l’emozione materna per la sua creatura, la cura delle relazioni primarie. Condisce tutto con un po’ di retorica rosa, che attira e commuove, ma è pur sempre una donna votata dagli uomini, educata ad un ambiente che di femminile non ha nulla.