Chi cucina stasera?

In italiano i sostantivi hanno il genere, anche le professioni: banale. Esistono la maestra e il maestro, il postino e la postina, l’impiegato e l’impiegata. Cosa non banale è che non tutti seguono questa regola e questo accade sopratutto se i nomi si riferiscono a posizioni di potere o comunuque di controllo. Così esiste il sindaco e la…, il capitano di polizia e la…, via discorrendo. Quello di cui vorrei parlare e però qualcosa di più vicino e concreto della grammatica: esiste il cuoco, esiste la cuoca, ma una donna chef?

La risposta è immediata, chef è francese, significa capo ed è mantenuto così anche in italiano. In realtà sono stati compiuti studi approfonditi sull’argomento, studi di psicologia e il risultato è curioso. Nadia Olivero, docente di psicologia dei consumi all’Università di Milano-Bicocca si è espressa su questo tema nel Manuale di Psicologia dei Consumi, appena pubblicato con McGraw-Hill:

“In base a degli studi che abbiamo condotto posso confermarti che esistono forti differenze di genere. Lo chef maschio, sul piano simbolico, si rappresenta come un esperto che ricorre all’intelletto (sapere-intelligenza e creatività) per creare e produrre. E questa rappresentazione è in linea con quella dell’identità di genere. Per la donna è diverso. La sua identità di femmina è centrata sulla nutrizione, oltre che sulla gestazione, dei figli e per esteso della famiglia. La donna che cucina esprime amore, devozione e cura. Le attese nei suoi confronti non sono di tipo intellettivo – se non per la scelta di cibi non dannosi per la salute – e non contemplano, ad esempio, particolari competenze sul piano del gusto (sono dati di una ricerca che ho condotto di recente)”. E questo in pratica vale anche nel campo della ristorazione: “La donna chef di un ristorante stellato ricopre un ruolo professionale-intellettuale che non coincide con il ruolo della nutrizione femminile. Detto in altri termini, può essere in conflitto con l’identità di genere oppure stimolarne un’articolazione più ricca e complessa. Si può dedurre che l’immagine della donna chef – e del ristorante che la ospita – ne siano influenzate. Ipotizzo un’influenza positiva se il ristorante si associa a valori tradizionali e famigliari, offrendo piatti della tradizione o anche sul “sano”. Meno positiva potrebbe essere l’influenza se il ristorante si posiziona ricorrendo ai valori dell’innovazione e della sperimentazione”.

Appare complicato anche tentare la carriera nell’ambito della ristorazione, a meno di non corrispondere ad un certo tipo di cucina, per nulla creativa, tradizionale e quasi banale. Sembra che la psicologia stessa dica che è meglio cucini la donna in famiglia, perchè si possa prendere cura degli altri nel migliore dei modi.

In realtà è sicuramente più semplice trovare un uomo che condivida con la compagna la gestione della casa, compresa la cucina, piuttosto che abbattere dei simboli. Tra l’altro per cambiare le tradizioni si parte dalle piccole abitudini.

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